Volontà di potenza

maggio 6, 2007

Vedere limitate le proprie possibilità diventa a volte esasperante, ci sono momenti di grande sconforto che si impongono con violenza. Immobilizzato a letto non so bene neanche io con chi prendermela, finisco per prendermela con gli oggetti, tipo l’imposta della finestra che continua a spalancarsi o la porta socchiusa della camera che percuote ritmicamente l’infisso. Mi sento un vecchio, questa improvvisa infermità non mi ha lasciato il tempo di abituarmici. Però, al di là dei momenti di malumore, questa parziale impossibilità è rasserenante. Raramente nella vita mi sono sentito legittimato a restare immobile, paziente, disinteressato. La mia confusa volontà di potenza è stata da sempre frutto di ansie e frustrazioni. Mio padre soprattutto non capiva la mia indolenza. Avrei potuto fare qualunque cosa avessi desiderato nelle condizioni in cui mi aveva messo: distinguermi negli affari come lui aveva fatto o seguire gli interessi più eccentrici. Anche questo sarebbe stato ammissibile. Eppure la preoccupazione di fare è sempre stata indotta dalle aspettative che egli aveva nei miei confronti. Non sono mai riuscito a trovare il cambiamento tanto interessante da indurlo, ma neppure sono mai stato sufficientemente attaccato al presente per oppormi al trascorrere degli eventi. Non ho mai davvero avuto il coraggio di lasciarmi coinvolgere irrimediabilmente. Anche per questo sono rimasto a galla, nonostante il mondo stesse affondando intorno a me. Così mi sono innamorato di mia moglie perché è stata la donna generosa che ha saputo rendermi contento con la sua disinteressata riconoscenza. Sposare e realizzare i suoi sogni fece di me un uomo rispettabile agli occhi di tutti, i miei e di mio padre. L’ho amata perché senza rimprovero ha saputo riempire la mia vita di cose sane e desiderabili. Mi ha offerto protezione e rassicurazione. E chiedendomele a sua volta mi ha fatto sentire sicuro.

Primo maggio di scuse

maggio 1, 2007

Ci rimango male, è tutto qui. Non solo mi trovo vecchio, ma mi comporto da adolescente frustrato. È quasi un mese che non esco di casa e non posso più sopportarlo. Oggi, me la sono presa con Antonia. Le ho rimproverato cose banali e senza senso. Lei ha tentato una risposta e io le ho chiuso la bocca con impertinenza. Stupide parole da vecchio che ora mi fanno male. Come le sue lacrime. Me lo diceva sempre mio padre di essere educato con lei, di portarle il massimo rispetto. L’ho sempre fatto mentre lui era in vita. Poi ho iniziato a sentirmi debole. Per quanto fosse severo, l’amore di mio padre mi manca. La sua determinazione e i suoi toni decisi erano rassicuranti.  Mi vergogno a descrivere queste giornate storte, ma allo stesso tempo la trovo una giusta punizione al mio comportamento. Rileggerle nei prossimi giorni, forse, mi servirà a capire se tutto dipende ancora da lui. Mi dispiace, Antonia.